Il calo uditivo colpisce in Italia oltre 7 milioni di persone, per motivi diversi, a una o entrambe le orecchie. Alcune persone nascono con un deficit uditivo congenito, altre lo raggiungono con l’avanzare dell’età, altre ancora incorrono in una perdita uditiva a causa di malattie o traumi acustici.

MA IN TUTTI QUESTI CASI COME AVVIENE IL CALO UDITIVO?

Per comprendere cosa accade alle nostre orecchie quando sopraggiunge una perdita uditiva, è fondamentale conoscere il naturale funzionamento della nostra percezione dei suoni. Il suono consiste in onde che si propagano attraverso l’aria o l’acqua. L’orecchio è in grado di trasformare queste onde sonore in impulsi nervosi che vengono trasmessi al cervello, e lo fa sfruttando le sue tre aree principali:

  • l’orecchio esterno, composto da padiglione auricolare e canale uditivo, che indirizza il suono verso la membrana del timpano, la quale vibra in risposta;
  • l’orecchio medio, costituito dai cosiddetti ossicini (martello, incudine e staffa), che amplificano e trasferiscono le vibrazioni provenienti dal timpano alla finestra rotonda, una cavità dell’orecchio medio;
  • l’orecchio interno, dove si trova la coclea, una struttura a forma di chiocciola in cui le cellule ciliate si muovono in risposta alle oscillazioni e aiutano a trasformare l’onda sonora in un segnale elettrico che viene trasmesso dal nervo acustico al cervello.

Tralasciando quei casi di calo uditivo dovuto a danni dell’orecchio esterno o medio (qualunque tipo di ostruzione, come un tappo di cerume), la parte dell’orecchio maggiormente responsabile dell’ipoacusia è proprio l’orecchio interno.

Una diminuzione delle cellule ciliate ivi collocate, o un generale danneggiamento di queste ultime, provoca inevitabilmente una riduzione della percezione uditiva.

Le cellule ciliate, infatti, si poggiano sulla membrana basilare e si dividono in cellule ciliate esterne ed interne.

Sono circa 16000 per orecchio e sono trasduttori meccano-elettrici, cioè trasformano un movimento meccanico in impulso elettrico tramite passaggio di ioni.

Ciò le rende fondamentali per il funzionamento del nostro apparato uditivo, ma in caso di danneggiamento esse non sono in grado di rigenerarsi. Il danneggiamento può causare sordità parziale o totale e gravi patologie.

Nella maggior parte dei casi, ciò avviene con l’avanzare dell’età ed è questo il motivo per cui la principale causa di ipoacusia resta l’invecchiamento (spesso si parla, infatti, di presbiacusia).

Ma il calo uditivo riconducibile al livello dell’orecchio interno, che prende il nome di ipoacusia neurosensoriale, può manifestarsi anche in età più giovane: la capacità di percepire i suoni deboli o medi può essere persa anche a causa di una prolungata esposizione a rumori nocivi o se si subisce un improvviso trauma acustico. Per questo si consiglia sempre di stare alla larga da rumori che superino gli 85 db o di non ascoltare la musica in cuffia ad alto volume e per troppo tempo, e ciò vale a qualsiasi età.

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